Siamo schiavi della tecnologia?

Siamo schiavi della tecnologia?

Siamo schiavi della tecnologia? Il nostro futuro è condannato a rimanere collegati a una flebo digitale? Si tratta di un rapporto parassitario o no?

Benvenuto/a in questo nuovo articolo di approfondimento nel blog di Ticinocom. Come abbiamo fatto diverse volte nel corso delle ultime settimane, ancora una volta andiamo a parlare del rapporto tra uomo e tecnologia. Abbiamo analizzato questo argomento sia con lo sguardo volto verso il passato (parlando, ad esempio, di come sia cambiata l’aspettativa di vita nell’ultimo secolo in Svizzera) ma anche guardando verso il futuro (parlando di cyborg e cosa ci aspetta nei prossimi anni).

Oggi andiamo quindi a guardare semplicemente il presente, chiedendoci una semplice domanda: siamo schiavi della tecnologia?

Perché siamo schiavi della tecnologia?

 

Siamo schiavi della tecnologia?

 

Per capire, effettivamente, se siamo in presenza di un rapporto di schiavitù nei confronti della tecnologia, è necessario andare a definire l’idea di schiavitù.

Quando le persone gridano a una distopia parlando di progresso tecnologico, molto spesso hanno in mente delle immagini molto precise: ragazzi con il capo chino su uno smartphone, persone imbambolate di fronte alla televisione, computer che rimangono accesi tutto il giorno, utenti che condividono ogni momento della loro vita sui social.

Nell’era dell’apparenza e del collegamento globale, ci sono non poche persone che si ritrovano a rimpiangere i bei vecchi tempi, in cui era possibile parlare con un’altra persona senza che ci fosse necessariamente uno schermo (grande o piccolo che sia) di mezzo.

Tutto questo è vero?

Potremmo dire, in un certo senso, che siamo schiavi della tecnologia, sebbene si consideri questo termine improprio: infatti la schiavitù ha solo una connotazione negativa per la parte interessata e un vantaggio per l’altra, mentre l’uomo trae enormi vantaggi dalla tecnologia (sebbene ci sia chiaramente il rovescio della medaglia). Sarebbe quindi più corretto dire che viviamo in un rapporto di simbiosi con il progresso tecnologico.

Tecnologia: simbiosi e parassitismo

 

Se la tecnologia fosse un organismo vivente, il rapporto che ha instaurato con l’uomo sarebbe uno di simbiosi: entrambi, infatti, hanno dei vantaggi nella presenza dell’altro.

Per l’uomo l’avvento tecnologico si traduce in un’aspettativa di vita nettamente più lunga, una qualità della vita migliore (non dobbiamo dimenticare che in natura difficilmente esiste il concetto di “morire di vecchiaia”), possibilità di rimanere in contatto con i propri cari ovunque si vada, non doversi procacciare il cibo e molto altro ancora.

Tutto ciò che influenza la nostra vita di tutti giorni è data dall’evoluzione tecnologica: dai frigoriferi che mantengono il nostro cibo ai fornelli che permettono di cuocerlo, dal termostato che ci riscalda di inverno, ai condizionatori che ci raffreddano d’estate.

Dall’altra parte, la tecnologia stessa gode della presenza dell’uomo poiché senza l’uomo non sarebbe potuta esistere e non potrebbe continuare a evolversi (almeno finché non ci saranno delle IA in grado di pensare autonomamente).

Quindi, sebbene la tecnologia non sia un vero essere vivente, questa corrente di pensiero alimenta ed è alimentata dagli uomini.

Ma quando è che la tecnologia smette di migliorare la vita di un uomo e lo riduce in schiavitù?

 

 

Ecco perché siamo schiavi della tecnologia

 

Siamo schiavi della tecnologia?

 

Abbiamo parlato di questo argomento in una recente live effettuata sul nostro canale YouTube: il paradigma dell’evoluzione tecnologica è cambiato nel corso degli anni.

Se in passato la scienza aveva come scopo semplicemente quello di migliorare e allungare la vita umana, negli ultimi duecento anni si è insinuata un’altra necessità: l’ottimizzazione.

La tecnologia è sempre più piegata a velocizzare la nostra vita così che si possa dedicare il tempo “avanzato”, reinvestendolo nuovamente nel lavoro e nello studio. Oggi si produce dieci volte tanto quanto in passato ma si lavora le stesse ore: tutto questo per rispondere a un desiderio crescente di risorse (perché siamo sempre di più al mondo e ci sono sempre più sprechi) ma anche di ricchezza.

Siamo schiavi della tecnologia? Forse, ma sicuramente siamo schiavi di una mentalità che purtroppo si è insinuata nel corso del tempo e da cui è difficile uscire.

C’è chi ci prova rifiutando la tecnologia (come abbiamo visto in un articolo recente), ma anche in quel caso è difficile uscire dall’ottica dell’ottimizzazione.

Si andrà verso un punto di non ritorno? Già ora stiamo sacrificando le ore di sonno, essenziali per il benessere e la salute, solo al fine di ottenere maggiori risultati. Arriveremo al punto in cui il sonno verrà considerato qualcosa da eliminare completamente dall’esperienza umana?

La schiavitù più pericolosa è quella mentale, poiché le sbarre da piegare sono meno visibili di una fisica.

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