Smart working – Sopravvivere in casa

Smart working – Sopravvivere in casa

Andiamo ad analizzare in che modo la tecnologia ha influenzato il mondo del lavoro e di come sia nato lo smart working. Quindi vedremo, come al solito, luci e ombre di questo nuovo sistema lavorativo e cercheremo di darti qualche consiglio su come affrontarlo nel modo migliore.

Tante cose sono cambiate nell’ultimo anno, più di quante vorremmo ammettere, e il mondo del lavoro ha dovuto adattarsi ai mutamenti introdotti dalla pandemia.

 

Come è cominciato

 

 

Se il paradigma del mondo lavorativo fino a questo momento era rimasto molto simile, ovvero l’aggregazione di diversi lavoratori al fine di creare un prodotto o servizio, tutto è cambiato con il distanziamento sociale.

Gli uffici, un tempo luoghi ottimizzati per contenere più persone possibile con il minor spreco, sono diventati luoghi di rischio e, di conseguenza, sono stati abbandonati.

Il contatto umano, le strette di mano, le pacche sulle spalle e la pausa caffè: tutti riti che sono spariti dall’esperienza lavorativa, lasciando il posto a una forte disoccupazione e mettendo in ginocchio milioni di famiglie.

Di fronte a una minaccia che si stava mostrando con sempre più forza, non potevamo aspettare una risoluzione spontanea del problema. Per questo, come tutti gli altri aspetti della nostra vita, anche il lavoro si è dovuto rivoluzionare.

È così che si è riscoperto lo smart working: viene definita una riscoperta poiché il telelavoro esiste già da tempo ed è stato adottato da anni in vari lavori e professioni, ma sicuramente la pandemia ha premuto il piede sull’acceleratore della sua diffusione.

Niente più riunioni seduti tutti nella stessa stanza ma videochiamate collettive. Niente più incontri con il datore di lavoro ma telecomunicazioni. Niente più post-it ma notifiche su Slack.

Questo cambiamento è stato accolto con gioia dalla maggior parte delle persone. Non solo perché voleva dire poter ricominciare a lavorare dopo un periodo di vuoto nelle prime fasi di lockdown, ma perché nel nostro immaginario non c’è cosa migliore di lavorare da casa.

Innanzitutto, è possibile impostare la sveglia per un orario meno crudele: non dovendo viaggiare da casa all’ufficio e affrontare tutte le fasi di preparazione un tempo necessarie, possiamo recuperare minuti di sonno prezioso.

Quindi non spenderemo più soldi in carburante, niente più stress legato al traffico e se siamo stanchi, possiamo stenderci per qualche minuto sul nostro divano. Possiamo mangiare con la nostra famiglia ed essere immediatamente a casa un secondo dopo aver staccato da lavoro.

Un’utopia, per coloro che hanno sperimentato per la prima volta il telelavoro. Ma solo coloro che lo praticavano già da anni erano pronti al rovescio della medaglia.

 

 

La distopia dello smart working

 

Smart working – Sopravvivere in casa

 

Hai provato sulla tua pelle lo smart working?  Se sì, pensa alla cosa migliore di questo modo di lavorare e la cosa peggiore.

Sebbene ci siano numerosi aspetti positivi legati al lavoro telematico, la verità è che questa tipologia di lavoro non è adatta a tutti. E per molti, questo passaggio è stato a dir poco traumatico.

Vediamo quindi insieme alcuni aspetti negativi dell’era digitale nel campo lavorativo.

Innanzitutto, potremmo dire che lo smart working è discriminatorio: è vero che non tutti i lavori possono essere riadattati in modo da poter godere della comodità della propria dimora.

Pensiamo a un cuoco: per quanto possa proporre le proprie ricette online e creare corsi di cucina, se deve cucinare un piatto per una persona sarà necessario recarsi in un ristorante.

E lo stesso si può dire per tutti quei lavori in cui la presenza fisica è necessaria: per quanto la tecnologia abbia fatto passi da gigante, la verità è che oggi non è ancora possibile per un idraulico, ad esempio, aggiustare un tubo senza recarsi alla casa del cliente.

Naturalmente questa in sé non è una problematica: non è solo perché alcuni lavori non possono godere dello smart working, allora la pratica è sbagliata. Il problema, però, si viene a creare quando si è tentato di forzare lo smart working a tutti i dipendenti, a prescindere delle loro mansioni e delle loro condizioni a casa.

Ecco dove nasce la vera discriminazione: in un ufficio, infatti, i lavoratori hanno accesso ai medesimi strumenti e possono quindi lavorare e produrre risultati in base alle proprie capacità.

Ma se la qualità del tuo lavoro comincia a essere condizionata pesantemente dal tuo ambiente lavorativo e ti trovi in competizione con altri, allora la situazione si complica.

Lavorare in casa è un sogno, ma come abbiamo imparato a nostre spese, spesso basta niente per trasformarlo in un incubo.

Innanzitutto, parliamo delle famiglie con figli, soprattutto molto giovani: per i bambini vedere i propri genitori in casa invece che a lavoro vuol dire sperare in più ore di gioco ed è molto difficile far capire loro che non puoi essere distratto.

Ma lo stesso si può dire anche nelle case prive di figli: nella nostra ci sono mille e una distrazioni ed è molto difficile essere performanti se non siamo abituati a isolarci completamente.

Quello che tantissimi lavoratori hanno capito è che gli uffici, un tempo tanto odiati poiché luoghi di fatica e sudore, in realtà erano ambienti estremamente ottimizzati al fine di far operare le persone al meglio delle loro capacità.

Niente bambini che piangono, niente televisione accesa, niente musica a tutto volume e vicini che passano l’aspirapolvere o membri della famiglia che ti chiedono un favore.

Il tutto che si traduce in uno svantaggio sia per il datore di lavoro che si ritrova a pagare la stessa cifra al dipendente ottenendo di fatto un risultato minore, sia per il dipendente che è costretto per cause fuori dal suo controllo a produrre di meno e attirare le ire di chi lo ha assunto (o a fare straordinari).

Sono bastate poche settimane (e talvolta pochi giorni) per convincerci delle problematiche del lavoro da casa. E sebbene questo nuovo modo di lavorare abbia dato origine a situazioni divertenti, molto spesso il nostro è stato un sorriso amaro.

Ne è un esempio la moda che abbiamo visto delle reazioni dei nostri animali domestici alla nostra improvvisa presenza in casa. Il web si è popolato di video di cani e gatti spaesati dall’averci sempre attorno, sebbene la novità sia sempre stata ben accolta dai nostri amici a quattro zampe.

Ma la problematica maggiore non è il rendimento su lavoro e neanche l’essere distratti dal nostro cane. È la salute mentale il più grande campanello d’allarme dell’ultimo anno.

 

La salute mentale al tempo del Covid

 

Smart working – Sopravvivere in casa

 

La salute mentale è un tabù che si sta sciogliendo nel corso degli ultimi anni, con sempre più persone che fortunatamente scelgono di valorizzare la propria mente. E vivere in un periodo di incertezze come quello in cui ancora ci troviamo, sicuramente non aiuta.

In che modo lo smart working può danneggiare il nostro già fragile equilibrio?

Escludendo le liti familiari che possono generarsi durante l’orario di lavoro, ci sono due grandi svantaggi nel lavorare da casa: il primo è che non potendo mai uscire, è facile che due persone abituate ad avere i propri spazi e tempistiche si sentano soffocate.

Naturalmente possono esistere coppie e famiglie che vivono in una perfetta e continua simbiosi, ma un passaggio repentino da una vita scandita da orari a una convivenza continua può essere difficile da accettare.

Inoltre, è molto facile che, lavorando da casa, non esistano più dei veri orari di lavoro: sei sempre reperibile e anche quando finisci il tuo orario, non avverti il distacco come quando tornavi a casa in precedenza.

Questo comporta a non separare la vita privata da quella professionale, il che può avere dei risvolti particolarmente pesanti sulla salute mentale.

Non si tratta di fare una generalizzazione, ma quanto di sottolineare che anche ciò che ci sembra un’utopia, in realtà è un sistema che ha vantaggi e svantaggi a cui è bene fare attenzione.

Il consiglio è quello di importi delle regole: dedica uno spazio preciso della casa al lavoro anche nel caso in cui tu non abbia uno studio. Non lavorare sulla prima superfice che capita. E imponiti degli orari, oltre i quali staccare completamente dal lavoro facendo qualche altra attività.

Non possiamo prevedere in che modo il futuro condizionerà il lavoro: se lo smartworking tornerà ad avere la sua posizione di nicchia come un tempo o se verrà adottato completamente dai nuovi ambienti lavorativi, ma è necessario cominciare a pensare che questa situazione potrebbe rimanere anche in futuro. Occorre quindi muoversi in modo che la situazione lavorativa in casa sia sempre ideale e non ci penalizzi a livello mentale.

 

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